[news] – Loriana Lucciarini su Radio Big World nella trasmissione “RadioBook” di Giulia Mastrantoni | intervista, scrittura &letture

Senti il poadcast della trasmissione

Loriana Lucciarini ospite da Giulia Mastrantoni nella trasmissione “RadioBook” – puntata n. 12, per parlare di scrittura,  lettura, donne, cultura, emozioni e tanto altro ancora!

Lettura di un estratto de “Il cielo d’Inghilterra”

Intervista su scrittura, mondo femminile e progetti…

Che aspettate ad ascoltarmi? Cliccate –> qui!!

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[news] – Loriana Lucciarini ospite a RadioVirus per parlare dei suoi mondi di carta e inchiostro & iniziative solidali

ASCOLTA IL POADCAST DELLA TRASMISSIONE RADIO

Loriana Lucciarini ospite a RadioVirus, la trasmissione di Damiano-Manu-Gee che, come promettono i conduttori radiofonici è…

un programma resistente agli antibiotici. Dal lunedì al venerdì, dalle 19:30 alle 21. In replica la mattina dalle 6:30 alle 8!

Loriana è stata ospite per parlare dei suoi mondi di carta e inchiostro, dalle favole all’antologia solidale 4 Petali Rossi contro la violenza sulle donne. RadioVirus è un programma radiofonico di RadioTime. [ascolta qui l’intervista]

[becoming writer] – “La Cassetta degli attrezzi: scrivere giallo” | workshop Ewwa

LA CASSETTA DEGLI ATTREZZI

Appunti di Loriana Lucciarini durante il workshop Ewwa sulla narrazione in “giallo” | marzo 2017

 

ANTONIO DEL GRECO [INVESTIGATORE]

  • Nella realtà, le indagini iniziano nel modo classico, ma anche in quello più spettacolare (ad es. il caso della fuga dal carcere in elicottero o una sparatoria in mezzo alla città)
  • Occorre documentarsi prima della realtà operativa, per scrivere cose attinenti. L’attività principale del poliziotto è fatta di indagini d’ufficio, approfondimenti, ricerca di prove: tanta carta & documentazione per poi concludersi con l’arresto (in modo spettacolare o meno, meno è spettacolare più risulta riuscita l’operazione: se si arriva a sparare è un’operazione svolta male).
  • Le indagini sono cambiate nel 1981, con la riforma della pubblica sicurezza che ha militarizzato polizia, scientifica e altri corpi. Oggi si parte dalla tecnologia per arrivare a indagare (intercettazioni telefoniche, ambientali, luminol, dna…)
  • C’è forte antagonismo tra carabinieri e polizia, perché sono due unità separate, ognuna con necessità di portare risultati. Polizia e Carabinieri sono rivali: non collaborano praticamente mai. Quando si creò la Dia, l’unita interforze tra polizia, carabinieri, si pensava che le singole competenze dei vari corpi potessero essere messe a disposizione dell’unità ma questa venne malvista e chi ne fece parte non trovò da parte degli ex colleghi collaborazione alcuna.

Quali sono le situazioni irrealistiche spesso narrate in un giallo?

  • Quando si interroga un sospettato la polizia non parla: chiede. Non spiega: vuole risposte. La scena dove la polizia fa il “riassunto” di quanto è avvenuto è un grave errore;
  • La scena con l’irruzione della polizia armata fino ai denti, che viene tenuta in scacco da un solo malvivente è irreale. Anche la pistola puntata contro non è una procedura standard della polizia, le pistole sono sempre rivolte in alto.

 

ANNA MARIA ANSELMI [CRIMINOLOGA]

  • Il criminologo cerca di entrare nella testa del reo per capire perché lo fa. Entra nei ragionamenti del criminale scevro da giudizi, con atteggiamento neutro, non giudicante.
  • C’è differenza tra criminalistica e criminologia. La prima è lo studio empirico del reato (analizzare la scena del crimine), la seconda è l’analisi della psicologia del reo.
  • Ci sono due teorie principali sui criminali: si nasce o si diventa.
  • La Teoria di Lombroso dice che criminali si nasce e chi ci nasce lo sarà per sempre, non può essere recuperato. Questa teoria afferisce agli studi sulla corteccia cerebrale (sulla corteccia prefrontale, sulla migdala che se inferiore a tot. misurazione stabilisce scientificamente che siamo di fronte a un personaggio nato criminale. Una delle classi criminali irrecuperabili che nasce così sono i pedofili. Questa teoria, svalutata negli ultimi anni, recentemente è stata invece portata nuovamente all’attenzione con nuovi studi che ne attestano la validità.
  • L’altra teoria è quella che criminali si diventa a causa di stimoli ambientali, culturali, per insieme di casualità o per sopraggiunti eventi che modificano la personalità del soggetto, che portano un individuo a delinquere. Ad esempio, la personalità può cambiare completamente a causa di un trauma lobofrontale: toglie le inibizioni e la capacità di controllo, ci si trasforma in violento e aggressivo. Anche i suicidi possono essere indotti da valori alterati nel sangue di determinati elementi.

 

Quali sono le situazioni irrealistiche spesso narrate in un giallo?

  • non esiste che un criminale confessi durante un processo: è sicuramente d’impatto emotivo e può essere considerata una scena clou ma nella realtà ciò non accade mai;
  • un serial killer non lascia la “firma” sui propri delitti: l’unico – raro – caso in Italia è il mostro di Firenze (che tagliava il seno sinistro alle vittime); Stevanin ad esempio (che si racconta usasse il filo del telefono per strangolare le sue vittime e inizialmente si era pensato fosse questo il suo modus operandi, in realtà le uccideva con cose che aveva a portata di mano, non era quindi intenzione del serial killer lasciare una firma, un segno, un indizio agli inquirenti). Nella narrazione invece spesso è sottolineato il modus operandi sempre uguale ma è una grave inesattezza;
  • il serial killer non lascia indizi per sfidare la polizia; certo può lasciare tracce corporali quando compie il reato, ma non altro;
  • l’omicida non si trasforma, non cambia il suo modo d’essere durante l’omicidio (i suoi percorsi mentali e le sue fobie si ritroveranno anche nel modus operandi del crimine e qui sta alla criminologia carpirne i segnali);
  • l’omicida interagisce sempre con la vittima e la scena del crimine riporta il contatto/scambio tra omicida e vittima (ed è qui che entra in gioco la scientifica);
  • le procedure dei rilievi sono molto delicate ed è difficile che la scena del crimine resti incontaminata, per questo è arduo trovare il famoso Dna perché si contamina facilmente;
  • l’interrogatorio durante il processo (quello fatto dall’avvocato) va condotto in modo preciso, secondo regole ben definite: non deve far trapelare le emozioni di chi fa la domanda, non deve indurre a informazioni soggettive, si analizza l’esposizione dei fatti, non posso essere fatte domande suggestive che suggeriscono una visione parziale, limitata e non obiettiva dei fatti e che possano instillare già possibili risposte, facendo capire cosa vogliamo sentirci dire.

ROSSANA CECCHI (ANATOMOPATOLOGA)

  • All’inizio la medicina legale non era conosciuta. Oggi è conosciutissima.
  • Il medico legale e l’anatomopatologo non sono la stessa figura, trattano entrambi la morte e la causa del decesso ma in modo e con tecniche differenti. Le figure sono: Patologo forense (medico legale) / Psichiatra forense (tipo criminologo, è una figura particolare e ce ne sono pochissimi in Italia) / Anatomopatologo
  • Il lavoro studia le cause di morte e si occupa di identificare le vittime che possono essere:
  1. morte naturale
  2. morte violenta
  3. morte accidentale
  4. morte suicidiaria
  5. morte omicidiaria
  6. morte iatrogena (per errore medico)
  • Lavora in sala SETTORIA, in laboratorio ANTROPOLOGIA FORENSE o nel laboratorio TOSSICOLOGICO;
  • spesso i patologi forensi non vengono chiamati durante i rilievi ed è un errore, perché la scena del crimine “parla” ed è il primo passo per comprendere ciò che è accaduto al cadavere, dopo i rilevamenti medici (che sono una parte successiva e che invece, quasi sempre, si trovano a compiere da qui in poi);
  • valutare i tempi di morte non è così facile come viene descritto e tale valutazione è soggetta a tantissime variabili: la temperatura esterna, se il corpo è stato spostato, se sono intervenute mutazioni ambientali (ad esempio, se è stata aperta una finestra qualche ora prima, che prima invece era chiusa);
  • spesso la scena del crimine è “contaminata” dagli stessi agenti di polizia che intervengono e senza preparazione spostano cose o creano ancora più confusione;
  • si utilizzano foto e videoriprese per prendere indizi sulla scena del crimine. Le foto vengono fatte prima allargate e poi nel dettaglio (questo i patologi forensi lo fanno per il loro lavoro); in questo modo la descrizione tecnica del rapporto è cambiata: prima doveva essere molto dettagliata anche nella descrizione delle ferite ora, con il supporto di foto e video digitali, non è più necessario scrivere rapporti lunghi e descrittivi, quando ci sono le immagini allegate;
  • troppo spesso il patologo che fa l’autopsia e il sopralluogo si vede poi sostituito da altri colleghi;
  • Il patologo forense ha EMPATIA verso la vittima, quando era viva e SCIENTIFICITA’ nell’approccio con il cadavere per coglierne le risposte e gli indizi;
  • l’identificazione delle vittime avviene in caso di cadavere reso irriconoscibile da agenti esterni (pioggia, caldo, acqua, terra) o in caso di cadaveri depezzati (cioè non integri, di cui si hanno solo alcuni brandelli o parti di corpo; non sempre a opera di killer ma anche per colpa di agenti esterni: lunga permanenza in mare, terremoto, esplosione ecc.). In questo caso il lavoro parte con il colloquio con i parenti, per avere informazioni fisiche (che spesso queste persone non sono in grado di dare perché in ansia per la sorte dei propri cari, i ricordi sfuggono così come la specificazione dei particolari fisici; allora con tatto e attenzione psicologica, parlando sempre al presente e mai al passato, si fanno loro domande sulla vita dei congiunti, sui loro hobby e passioni, tanto da farli rilassare e questo aiuta a far risalire particolari. Da qui parte anche dell’elaborazione del lutto. L’antropologo forense, per attuare il riconoscimento delle vittime, analizza anche le ossa per risalire all’età dello sconosciuto, alle possibili caratteristiche fisiche (se alto o basso, se con traumi pregressi che possono aiutarne l’identificazione), al tipo di razza e allo stato generale. Spesso i cadaveri sono resi irriconoscibili e si modificano se l’ambiente interviene a corromperli (ad es. naufragio in mare, i corpi subiscono il processo di saponificazione e diventano tutti uguali, irriconoscibili, in questo caso vanno analizzate le ossa: cranio, scheletro, denti per procedere alla loro identificazione);
  • Il DNA non è l’unica cosa che offre risposte e non è l’unica cosa da ricercare, spesso si contamina facilmente e non è attendibile

Quali sono le situazioni irrealistiche spesso narrate in un giallo?

  • Il patologo forense viene spesso rappresentato in letteratura e nel cinema come una figura banale, relegata in una stanza con il morto, invece è una figura fondamentale nelle indagini;
  • Il sopralluogo è fondamentale per reperire informazioni e prove sul crimine. Gli autori devono dettagliare bene questa fase durante la narrazione;
  • è importante sottolineare il rapporto che si instaura tra patologo e cadavere, il legame è profondo, c’è passione, amore per il cadavere perché questo parla, dice tante cose e il patologo ascolta, cerca di capire, c’è un dialogo intimo per entrare nella vita e negli ultimi istanti dell’esistenza di quel cadavere. Il patologo forense bravo è quello che è curioso ma mantiene sempre lo sguardo scientifico: il corpo umano è perfetto, bisogna conoscerlo e amarlo per la sua perfezione. Il patologo forense ama la sua esattezza, le risposte scientifiche e certe che esso dà in determinate condizioni. È quello che il patologo forense ama e la passione che lo anima.

MASSIMO LUGLI (SCRITTORE)

  • Una fiction non deve essere realtà, altrimenti non si chiamerebbe fiction ma questa deve essere attinente alla realtà, raccontare cioè cose PLAUSIBILI/PROBABILI;
  • la narrazione diventa plausibile se attinente alla realtà, al quotidiano. ATTINENZA ma anche FANTASIA per “scardinare” la troppa scienza, riuscendo (narrativamente parlando) a dare per scontata una verità che non è verità, ma racconto, romanzo;
  • Il male c’è sempre e alle volte si scatena: è importante la mediazione tra buio/luce, usare le sfumature, dare tridimensionalità ai personaggi e delle loro emozioni, per farli diventare soggetti a tutto tondo con luci e ombre, bene e male;
  • si può anche “copiare”, utilizzare una storia già raccontata ma farla propria, narrarla con il proprio talento modificandola per farla diventare unica, speciale, nuova.

Come farsi venire l’ispirazione?

  • Circondarsi di altre belle storie (oltre le nostre);
  • Cercare immagini che ci facciano calare nell’ambientazione di cui vogliamo scrivere (foto, dipinti, musiche – soprattutto se storici);
  • Vedere film attinenti per stimolare visivamente la capacità descrittiva (ad esempio i vestiti, le auto, le città);
  • trovare lo stile narrativo più giusto per quella storia;
  • progettare il romanzo dandogli una struttura e un’ambientazione consona.

Come scrivere un romanzo?

IDEA PRIMA: Chi, Quando, Cosa → si può riassumere in poche righe, ad esempio: “James ha 15 anni, vive a Oslo, negli anni Novanta”.

DRAMMA PRIMO: elemento che va a sconvolgere la routine del protagonista dando una sterzata improvvisa agli eventi, ad esempio: “ James scopre una lettera nascosta di suo padre, morto, indirizzata a lui, che contiene dei segreti”.

MESSAGGIO: è il messaggio che, col nostro romanzo, vogliamo far arrivare al lettore, va definito subito. Ad esempio: “ James scoprirà il valore dell’amore paterno risolvendo il conflitto con l’essere a sua volta padre”.

Focus GIALLO:

  • si parte da un cadavere (manca la scena omicidiaria);
  • si disseminano ad arte indizi (che il lettore di giallo segue con attenzione e sa raccogliere e riconoscere);
  • non si ha uno stile particolare.

Focus NOIR:

  • si sa subito chi è l’assassino (perché non è questo quello che conta);
  • si approfondisce lo scenario e l’ambiente nel quale il reato viene commesso.

AUGUSTO Q. BRUNI (SCRIPT EDITOR)

Una storia poliziesca è una storia di “detection”. Occorre:

  • trovare un protagonista della nostra storia (tra le figure professionali che eseguono le indagini nate dal Diritto moderno)
  • definire un delitto (crimine) COME? E PERCHE’?
  • decidere il colpevole (criminale) CHI È STATO?

     Chi è l’eroe?

     Che delitto? —-> problemi personali (ferita inconscia)

     Che finale? —> castigo o no?

      —> antieroe/odi /crimine=modalità, motivazione

     Epilogo

È necessario:

1 – decidere che tipo di storia usare

2 – spazio/tempo

3 – back story

4 – validazione degli indizi

Per il nostro protagonista occorre sapere che:

  • la sezione investigativa indaga e stana il colpevole;
  • la sezione operativa arresta, spara, insegue i malviventi

La figura può essere quindi: poliziotto professionale, detective privato, anatomopatologo, altro…

L’indagine è un processo mentale/intuitivo

L’indagine è simile alla CACCIA: conosci la preda (e le sue abitudini, l’ambiente dove si muove, le sue peculiarità) è uguale = a cercare gli indizi

fiutare e stanare la preda è uguale = trovare il colpevole, con il raziocinio e la vista, l’osservazione e l’intuizione

Va scelto anche in che modo vogliamo far percepire la storia al lettore. Questo lo si fa scegliendo il tipo di narrazione :

  • III persona (un narratore estraneo che parla del detective)
  • III persona con pdv interno (quello del detective, quello dell’assassino con i suoi deliri di onnipotenza, la sua tensione, la fuga, la paura di essere scoperto ecc.) questo tipo di tecnica viene usata per creare colpi di scena, trappola verso l’eroe, in questo modo il lettore di preoccupa, parteggia per l’eroe che ignaro corre il rischio, si sente frustrato quanto il personaggio…

Lo schema della detection può essere:

1) A TRIANGOLO CLASSICO «DELITTO E CASTIGO»

Con schema “consolatorio”, dove il colpevole alla fine viene scoperto e punito.

In questo tipo di storia ci sono elementi fondamentali:

  • il criminale non fa nulla, rimane nell’ombra e aspetta, convinto di non essere scoperto. Quindi fa tutto il detective e il criminale è passivo;
  • Il detective usa il raziocinio e il ragionamento induttivo/deduttivo e ha capacità speciali di connettere eventi e dargli una consecutio logica che porta alla soluzione del caso;
  • In questo tipo di storia il detective si muove e indaga tornando indietro e riandando avanti sull’asse spazio/tempo. (Agatha Christie usa l’escamotage di ridurre/circoscrivere lo spazio, ad esempio facendo accadere il delitto in un hotel isolato dalla neve, impedendo così alle persone di lasciare la scena del crimine e facilitando così la narrazione per non dover affrontare anche il piano di altri ambienti della storia;
  • C’è sempre un colpo di scena che equivale a un INDIZIO, che porta avanti la narrazione: non lo sapevamo prima, elemento di novità capace di indirizzare le indagini verso altra direzione o verso un falso indizio e/o un depistaggio;
  • il detective analizza e ragiona, risolve tutto spiegando sempre alla fine (lo “spiegone” alla Sherlock Holmes).

 

2) A TRIANGOLO MODERNO

Stesso schema del precedente, solo che qui il colpevole ha un comportamento attivo: commette nuovi reati, depista le indagini, influisce sulla narrazione.

Il detective in questo caso è “mobile”: deve correre, rispetto ai falsi indizi e alle azioni che il colpevole compie, dopo il primo evento scatenante, cioè quello che ha dato il via alla storia.

  • è necessario dare il giusto climax alla narrazione;
  • le emozioni sono in crescita;
  • dopo un falso indizio o un depistaggio la tensione deve salire perché si ritorna a indagare sapendo di aver sbagliato strada.

3) A DIAMANTE SEGRETO + 4) NOIR*

In pratica è una doppia storia= indagine + eventi personali. Dove:

  • i problemi personali del detective saltano fuori nei momenti topici, come se fossero un secondo antieroe, un secondo nemico;
  • Il colpevole è attivo (semina falsi indizi, compie nuovi crimini, depista);
  • si può usare la modalità thriller (personaggio eroe sotto attacco, sia fisico che psicologico), perché l’antieroe conosce la storia del protagonista e le sue ferite inconsce e le utilizza per attaccarlo;
  • ogni indizio scoperto si riverbera nella psicologia dell’eroe (ferita) con l’emergere di una memoria dolorosa del detective (la sua storia personale) – ogni indizio svela una parte della ferita dell’eroe, i problemi personali emergono così durante le indagini;
  • la storia funziona se il detective risolve i suoi tormenti al culmine della soluzione della storia.

Vale quanto detto per lo schema precedente del triangolo moderno: il detective in questo caso è “mobile”: deve correre, rispetto ai falsi indizi e alle azioni che il colpevole compie, dopo il primo evento scatenante, cioè quello che ha dato il via alla storia:

  • è necessario dare il giusto climax, per far crescere emotivamente la narrazione: in una situazione di ristagno facciamo fare azioni quotidiane al protagonista portando avanti la narrazione e preparandola a nuove crescite emozionali (colpi di scena);
  • se mettiamo un movimento comico all’interno della storia poi il successivo momento deve essere in salita con colpo di scena;
  • durante la narrazione in avanti (che collega i fatti alle indagini) questi devono essere messi in modo che uno annunci l’altro. È importante che questi siano legati insieme e che la narrazione faccia da collante.

*Nel NOIR la differenza è l’ambientazione e la conclusione con la sconfitta dell’eroe che soccombe alla sua ferita inconscia. L’antagonista è donna

5) DETECTIVE INVERSO

Una storia può essere scritta da Pdv differenti.

Cambiando soggettiva, una storia di un crimine può diventare un giallo (il detective indaga), oppure una gangster story (la storia raccontata dal criminale) o, ancora, un soggetto di innocente in fuga (tipo Il Testimone con Harrison Ford: la storia è narrata dal punto di vista dell’innocente che deve fare cose per scagionarsi).

6) MUTAZIONE DEL DOPPIO

La Mutazione del doppio avviene quando anche l’antagonista ha una ferita inconscia che lo cambierà alla fine della storia.


Appunti liberi trascritti da Loriana Lucciarini durante il seminario Ewwa sulla narrazione in giallo – per maggiori informazioni sul workshop leggi l’articolo qui

visita il sito Ewwa per scoprire le iniziative, le offerte per le socie, la filosofia dell’Associazione e i contatti

[becoming writer] – Non si finisce mai di imparare: al workshop Ewwa “Indagini sul giallo”

Eh già! Non si finisce mai di imparare, anche nell’arte narrativa. La tecnica, infatti, va sempre affinata con nuove conoscenze utili ad acquisire elementi per migliorare.

Così ho approfittato del seminario organizzato dalla Ewwa (European Writing Women Association) sabato 11 marzo a Roma che, come annunciava il titolo (“Indagini sul giallo”) avrebbe dato nozioni per la costruzione di un romanzo di intrighi e ricerche investigative; seminario questo a scoprire molte cose interessanti!

Il workhop è stato un susseguirsi di contributi importanti per tutta la giornata di sabato, con i lavori suddivisi in due moduli. La mattina si è tenuto l’incontro con vari relatori. Il pomeriggio, invece, il vero e proprio laboratorio di scrittura. La location è stata la sala convegni delle Edizioni Martina (via Agrigento, 1 – Roma).

Ma andiamo per gradi…

«Non esiste delitto perfetto, esistono indagini mal fatte.»

L’approfondimento della mattina “Criminologia, la parola agli esperti” ha visto la partecipazione di figure di spicco legate al mondo giuridico, investigativo e scientifico e l’ottima moderazione di Luigina Sgarro (psicologa) che, con le sue domande dettagliate e puntuali, ha stimolato la discussione e gli interventi.

La psicologia per indagare la mente criminale

Anna Maria Anselmi è avvocata e criminologa, una delle prime in Italia. Ha seguito numerosi casi, tra i tanti quello del rapimento del piccolo Farouk. Con lei abbiamo avuto elementi informativi circa il lavoro di ricostruzione della mente criminale, dei suoi contorti meccanismi, nonché un’approfondita disamina sulle teorie dello sviluppo della personalità criminale, che – a quanto pare – riprendono le teorie un po’ accantonate di Cesare Lombroso per rinnovare l’annosa questione del: criminale si nasce o ci si diventa per cause culturali, sociali, ambientali, casuali?

«Il criminologo cerca di entrare nella testa del reo per capire perché lo fa, Entra nei ragionamenti del criminale scevro da giudizi, con atteggiamento neutro, non giudicante.» (A. M. Anselmi)

«Appena istituito il corso di criminologia, in Italia nel 1990, neanche si sapeva bene quali competenze avesse un criminologo; per anni non è esistito neanche l’albo. Ora la professione si è affermata ed è universalmente riconosciuta.» (A. M. Anselmi)

La scienza per rilevare indizi

Con Rossana Cecchi (dirigente medicina legale di Parma, anatomopatologa), abbiamo scoperto tecniche di rilevazione scientifica ma anche le profonde motivazioni per svolgere un lavoro delicato e importante come quello dell’anatomopatologo.

«La scena del crimine “parla” ed è il primo passo per comprendere ciò che è accaduto al cadavere. E se il sopralluogo parla sta all’anatomopatologo osservare, analizzare, ascoltare la scena del crimine.» (R. Cecchi)

«I delitti che diventano casi mediatici a causa del continuo cambio di indirizzo delle indagini, avvengono in provincia (Cogne, Garlasco, Perugia, Avetrana), con corpi di polizia non attrezzati né esperti che compiono errori di rilevazione degli indizi e, quindi, aumentano la confusione e le difficoltà investigative.» (A. Cecchi)

«Il patologo forense ha empatia verso la vittima, quando era viva e scientificità nell’approccio con il cadavere per coglierne le risposte e gli indizi che porta con sé.» (A. Cecchi)

Le indagini, i fatti, la cronaca, la realtà e il romanzo 

Grazie ad Antonio Del Greco e a Massimo Lugli. Il primo ex dirigente Italpol, ha collaborato con gli Usa, si è occupato di indagini importanti della cronaca romana ed è stato anche consulente per fiction tv, come La Squadra e Distretto di polizia. Il secondo invece è stato giornalista de La Repubblica. Ora, i due assieme, formano la coppia narrativa del volume Città a mano armata, pubblicato dalla NewtonCompton. Ascoltando i loro interventi e gli episodi di vita reale, ci siamo potute calate nelle atmosfere investigative dei più eclatanti e efferati fatti di cronaca della malavita romana, quando Del Greco era alla Omicidi della squadra mobile di Roma e Lugli si occupava di cronaca.

«La riforma della pubblica sicurezza, datata 1981, segna la linea di demarcazione tra le indagini “in bianco e nero” e quelle “a colori”: grazie alle nuove tecnologie e strumentazioni utilizzate nelle investigazioni (intercettazioni telefoniche, ambientali, esame del Dna, luminol eccetera) si è radicalmente cambiato modo di fare ricerche e di indagare.» (Antonio Del Greco)

«In un romanzo o in una fiction investigativa non è necessario legarsi alla realtà oggettiva, a volte la narrazione può essere attinente alla realtà: plausibile, ecco. Come a dire “potrebbe essere andata così”» (Massimo Lugli)

«L’attività principale del poliziotto è fatta di indagini d’ufficio, approfondimenti, ricerca di prove: tanta carta & documentazione per poi concludersi con l’arresto (in modo spettacolare o meno, meno è spettacolare più risulta riuscita l’operazione: se si arriva a sparare è un’operazione svolta male).» (Antonio Del Greco)

«Quello che attira nei casi più eclatanti di cronaca è il male che si scatena nella normalità. Tutti i casi più seguiti sono quelli dove sono coinvolte persone normali (non serial killer): è proprio la normalità che fa venire tanti dubbi, paure. È proprio quella che sconvolge.» (Massimo Lugli)



Una breve pausa presso il vicino ristorante ha permesso alle Ewwe di conoscersi per la prima volta o ritrovarsi dopo tanto tempo.

Le partecipanti, arrivate anche dalle regioni limitrofe, hanno formato un gruppo numeroso e chiacchierone, intento a parlare dei nuovi singoli progetti professionali, analizzare trame e idee, affrontare argomenti legati al mondo editoriale o intessere uno scambio di informazioni personali e lavorative… un fermento creativo che neanche il pranzo è riuscito a placare! 😀

Le tecniche narrative della storia di detection, noir, thriller, giallo

Un caffé veloce e… poi sono ripartiti i lavori del seminario e questa volta ad aspettarci c’era Augusto Q. Bruni, script analyst, personaggio carismatico e affascinante, che ci ha spalancato le porte sulle diverse tecniche narrative (letterarie e cinematografiche) di un romanzo di detection. Più di quattro ore di full immersion, che ci ha fornito strumenti importantissimi per arricchire la nostra cassetta degli attrezzi* di scrittrici. Molte delle autrici presenti hanno avuto input creativi per trame noir o investigative, altre hanno fatto esperienza di accrescimento professionale.

Grazie alla rete Ewwa per offrire alle proprie iscritte workshop altamente qualificati di questo tipo, che sono un’ottima risorsa per chi vuole fare della scrittura il proprio modo per comunicare.

Loriana Lucciarini

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Vuoi leggere altro sul workshop Ewwa? Ecco qui l’articolo di Tiziana Zita su Cronache Letterarie – qui

*La Cassetta degli attrezzi (composta dagli appunti di Loriana Lucciarini presi durante i lavori del workshop) sarà pubblicata nei prossimi giorni – APRILA QUI!

Vuoi maggiori informazion su EWWA? clicca qui!

 

[interviste] – Mille domande su Chiacchiere e distintivo! | Roberto Bonfanti intervista Loriana Lucciarini

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Ringrazio Roberto Bonfanti per la bella intervista e le mille domande, articolate e complesse, grazie alle quali mi ha fatto conoscere ai lettori del suo bel blog. ❤

Mi sono trovata bene per parlare di me, del mondo di sogni e inchiostro, di poesie e nuovi progetti… a presto! 😀

Loriana

Come ti sei avvicinata alla scrittura e da quanto tempo pratichi questa passione?
Scrivo da sempre ma in primis sono una lettrice. La lettura infatti è stato il fulcro di tutto: da bambina amavo riscrivere i finali dei romanzi che mi erano piaciuti. Per alcuni anni la scrittura è stata complementare alla passione del disegno, contribuendo a realizzare le sceneggiature dei miei fumetti; poi però è diventata l’attività preponderante. Eppure è solo negli ultimi anni (dal 2013) che ho iniziato a rendere pubblici i miei scritti; prima questi erano il mio mondo segreto inviolabile, ma con la morte di mio padre, che se n’è andato senza aver letto nulla di mio, ho preso la decisione che i sogni vanno realizzati – se ci si crede e si vuole davvero – a costo di rischiare: rischiare di non piacere, non essere letta, essere rifiutata, sentirsi “svelata”. Ecco, la cosa più difficile è stata proprio permettere agli altri di “scovarmi” tra le righe dei miei romanzi e delle mie poesie. È stato un percorso complicato ma, alla fine, anche questo scoglio è stato superato…
 Ci sono autori o libri ai quali ti senti  particolarmente legata, magari che ti hanno ispirata nella tua attività di scrittrice?
Leggo di tutto, ogni genere senza preclusione (a parte il pulp e l’erotico alla 50 sfumature) e ogni libro mi lascia qualcosa, in positivo e in negativo; per questo è complicato per me citare solo alcuni autori. Diciamo che per la poesia mi ispiro alla capacità di introspezione e all’astrazione di maestri quali: Alda Merini, Hickmet, Gibran, Ungaretti.
Per la prosa, invece, ammiro la capacità di Erri De Luca, di riuscire a trasformare frasi in scintille di pura poesia; così come amo la fluidità e l’immediatezza di Zafon (della produzione legata a “L’ombra del vento”). Ricerco la stessa introspezione arguta e precisa dei moti d’anima che ha David Grossmann, così come adoro la leggerezza sagace della mia adorata zia Jane (Jane Austen, ndr).

[eventi] – Loriana Lucciarini ospite del SalottoAntonioMoccia – videointervista

Emozionante partecipazione al SalottoAntonioMoccia per me!

Il video è qui, se vi va di seguire questa mia breve videointervista dove parlo di me, dei miei scritti e delle mie mille attività… cliccate e buon ascolto! 😀 ‪#‎iamawriter‬ ‪#‎salottoAntonioMoccia‬ ‪#‎lorianalucciarini‬ ‪#‎videointervista‬ ‪#‎scrivere‬ ‪#‎scrittura‬ ‪#‎progettiletterari‬ ‪#‎arpeggioliberoeditore‬

Uno speciale ringraziamento ad Antonio Moccia per l’invito e per lo spazio che mi ha dedicato nel suo SalottoWeb! ❤

Loriana Lucciarini

Cuori Poetici – videopoesia collettiva

 

Videoreading della poesia CUORI POETICI, scritta a più mani durante l’evento di poesia collettiva organizzato da Vincenzo Cinanni. Versi e poesia di:
– Daniela Bagni,
– Giusy Del Vento,
– Loriana Lucciarini,
– Pietro Sanzeri,
– Cristina Rotoloni,
– Vincenzo Cinanni

reading: Vincenzo Cinanni – video: Loriana Lucciarini

[eventi] – ArtFest Canepina 2015 kermesse culturale dove l’arte è a 360°

banner Si è conclusa la prima edizione di Canepina Art Festival 2015, la kermesse artistica e culturale, organizzata da Concesion Gioviale (direttrice ArtFest e fondatrice di “In giro con l’arte”) e Emiliano Guiducci (fondatore di“Musa distorta” e tecnico suono ArtFest), in collaborazione con Teresa Pontillo (curatrice allestimento mostre e intervistatrice del salotto letterario) e Alberto Costantini (fotografo dell’evento e inviato di “Roma da leggere”).

L’evento, con una fitta programmazione di appuntamenti per le giornate del 19 e 20 settembre, si è svolto presso nella bella location del Museo delle Tradizioni popolari, sotto il patrocinio del Comune di Canepina e ha visto impegnati artisti in varie discipline, proponendo un calendario denso di incontri e performance e con concerti di live music di gruppi underground romani.


L’evento Canepina Art Festival 2015 ha saputo offrire eventi culturali e artistici variegati e interessanti.

Tanti i partecipanti, coinvolti sotto il segno dell’espressione artistica in tutte le sue forme (pittura fotografia scrittura musica) per un programma articolato e vasto.

Una proposta, questa della prima edizione dell’ArtFest, che ha trovato supporto convinto da parte del direttore del museo, prof. Quirino Galli, il patrocinio del Comune e la partecipazione del Sindaco, Aldo Maria Moneta, durante la cerimonia del taglio del nastro che ha dato vita all’evento, segno che questa cittadina vuole spingere e divulgare la cultura a tutto tondo!

Il Museo delle Tradizioni popolari di Canepina, ex convento dei Carmelitani ora di proprietà del Comune – una bella costruzione dalle linee essenziali e semplici, come era lo spirito dell’ordine dei frati, che si compone di un chiostro e tre bracci, di cui una parte ospita ancora le suore del Preziosissimo sangue – è stata la suggestiva ambientazione per questa carrellata d’arte. Agli artisti e ai visitatori è stata anche data la possibilità da parte del responsabile delle visite guidate al centro storico di Canepina, il signor Alberto Scala, di fare una breve visita all’interno del museo, offrendoci delle piccole chicche storiche e mettendo tutta la sua conoscenza a disposizione degli ospiti per informazioni interessanti.

Questa edizione, articolata su ben due giorni, è stata un progetto impegnativo ambizioso e coraggioso, che tutti le parti coinvolte hanno incoraggiato con convinzione: 11 gli artisti coinvolti per mostre, incontri letterari e musicali per una kermesse che, benché appena nata, ha saputo essere già così interessante.

L’ArtFest ha riscosso grande risalto mediatico e la presenza di visitatori da fuori. mentre si è riscontrato l’interesse quasi nullo da parte dei cittadini di Canepina: pochi gli abitanti presenti, nonostante l’amministrazione cittadina abbia sponsorizzato l’evento con il proprio patrocinio. Ciò significa che c’è ancora molto da fare per coinvolgere il tessuto locale al di là dell’interesse suscitato nella provincia.

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Il signor Scala ci mostra, fra le varie cose, l’orologio italico che per molti secoli e fino al 1800 ha segnato le ore in tutta Italia: quadrante a sei ore per quattro giri completi nell’arco delle 24 ore. Vietato da Napoleone e mai più utilizzato, dopo l’introduzione dell’attuale orologio a 24 ore.

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Ritorniamo all’#ArtFest: due le giornate di festival che hanno visto esposizioni d’arte, mostre fotografiche, incontri letterari e live music, per un evento a 360° sull’arte. Ben 11 gli artisti coinvolti in questa maratona che ha avuto l’obiettivo ambizioso di offrire stimoli culturali, presentando giovani artisti nella Tuscia viterbese.
I visitatori hanno così potuto ammirare la mostra delle tele della pittrice Teresa Pontillo, l’esposizione degli scatti del fotografo Alberto Costantini, che sono rimaste nella sala principale per tutta la durata dell’evento.

 

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ALBERTO COSTANTINI, fotografo ufficiale della manifestazione artistica nonché inviato di “Roma da leggere”, ha fatto parte dell’organizzazione dell’ArtFest e ha esposto anche un’ampia selezione dei suoi scatti fotografici. TERESA PONTILLO, nello staff organizzativo, ha curato la moderazione del salotto letterario e l’allestimento delle mostre espositive, oltre ad aver portato alcune sue opere presenti durante le due giornate dell’ArtFest.
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Mostra d’arte della pittrice TERESA PONTILLO
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Esposizione fotografica del fotografo ALBERTO COSTANTINI

Le giornate sono state poi animate dal salotto letterario, con incontri e presentazioni con vari autori: dalla viterbese Marta Tempra con il suo avvincente storico “A.D. 1243, l’ultimo assedio”; alla romana Emanuela Rocca autrice dell’originale fantasy per ragazzi “Ofle tra i due mondi”; dei due autori capitolini dell’intrigante thriller “Il circolo Trevi” che scrivono sotto lo pseudonimo di Emiliano Sclame; all’autrice romana di nascita ma viterbese d’adozione Loriana Lucciarini con il suo delicato romance “Il cielo d’Inghilterra” e, infine, con Giovanna Avignoni, autrice di Ostia, con i suoi due bei romanzi “Sono nato troppo presto” e “Come una bolla”.

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Presentazione 19.9 ore 10.30 MARTA TEMPRA con il suo “A.D. 1243, l’ultimo assedio”, romanzo storico scritto a quattro mani e due penne con FURIO THOT sull’assedio di Viterbo (edizioni Arpeggio Libero). L’autrice benché giovanissima è già alla terza pubblicazione e durante l’incontro letterario ha raccontato com’è nata l’idea dell’ultimo romanzo e delle difficoltà incontrate nel cimentarsi in un’impresa complessa come il genere storico. L’incontro è stato moderato dalla presentatrice e pittrice Teresa Pontillo e con l’organizzatrice del festival, Concesion Gioviale.
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Grande risalto è stato dato all’evento dalla stampa locale e, fra una presentazione e l’altra c’è stata anche l’occasione per uno scambio di informazioni sullo stato dell’arte e curiosità letterarie sul mondo editoriale da parte delle tante autrici presenti, con l’attenta partecipazione dei presenti in sala.
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Ore 15.30: è la volta dell’autrice EMANUELA ROCCA con il suo fantasy “Olfe tra i due mondi”, di cui ci ha ampiamente raccontato trama, personaggi e curiosità letterarie e artistiche, presentandoci anche l’artista che ha realizzato la bella immagine di copertina: sua figlia, giovanissima grafica talentuosa. L’autrice è stata intervistata da Concesion Gioviale e Teresa Pontillo in un animato dibattito.
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20 settembre, seconda giornata dell’ArtFest – ore 10.30: riapre il salotto letterario per incontrare EMILIANO SCLAME e scoprire di più sul suo intrigante thriller “Il circolo Trevi”, edito con Arpeggio Libero. Nell’incontro, tra le varie curiosità letterarie, si scopre che Emiliano Sclame è lo pseudonimo sotto cui scrivono due autori, Valerio Marchisio e Marco Mancini.

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ore 16.00, nuovo incontro con GIOVANNA AVIGNONI, autrice di due romanzi “Sono nato troppo presto” e “Come una bolla”. L’autrice, nata in una famiglia dalla forte componente artistica, presenta anche i quadri che sono diventate le copertine dei sue due romanzi, dipinti rispettivamente dal proprio nonno e dal proprio padre. Anticipiamo che il terzo romanzo, in via di pubblicazione, riporterà un quadro dipinto dalla stessa autrice…

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Le due serata poi sono state concluse dalle esibizioni live di gruppi musicali legati all’underground romano: con le band dei Kyria, Il sogno della crisalide, I ladri di Mescal.

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Live music dei LADRI DI MESCAL.

Un plauso speciale e davvero di cuore all’infaticabile Concesion Gioviale, che ha profuso energia e competenza per la riuscita dell’evento, evento che ha riscosso anche un notevole interesse mediatico, soprattutto dalle testate giornalistiche locali.

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Insomma, una prima edizione davvero pregna di appuntamenti che speriamo di poter replicare il prossimo anno…. da Canepina, un saluto e viva l’arte!

 

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