OL2014 – Semifinale 3°-4° posto: il mio racconto!

SEMIFINALE 3° E 4° POSTO DECATHLON – OLIMPIADI LETTERARIE 2014 MEETALE

RACCONTO GENERE: URBAN FANTASY – TEMA: CRISALIDE


CRISALIDE

Loriana Lucciarini

copStava facendo notte in fretta. Jahza camminava veloce, doveva trovare un riparo per la notte. New York aveva avuto una escalation di violenza negli ultimi tempi, con omicidi dalle dinamiche inquietanti su cui la polizia stava indagando. Non era sicuro quindi girare per le strade della metropoli dopo il tramonto, soprattutto per lei, pedinata da due sgherri che l’avevano seguita da quando era fuggita di casa la notte precedente dopo l’ultimo litigio con la nonna.

No! Chica tu no entiendes?” le aveva detto Itzpapalya. Il solito no, una cantilena ormai fin troppo nota: no a feste, no a uscite, no al viaggio scolastico, no a qualsiasi cosa che la portasse a uscire di casa. “Tu eres una chica especial” le ripeteva poi per spiegarle che era questo il motivo per cui la proteggeva così. La nonna era sempre stata una donna strana, mezza veggente e mezza maga, ritenuta dalla comunità ispanica di New York la più potente guaritrice. Jahza, dopo la morte dei suoi genitori, aveva vissuto con lei adattandosi a quello strano modo di vivere e rispettando le sue regole; ma ora i suoi tredici anni richiedevano spazi di libertà che l’anziana donna continuava a rifiutarle, con la solita incomprensibile litania “Tù eres especial, eres preciosa, tu eres el mejor de la mariposa. El futuro lejano serà para tì un futuro de oraciones y susurros silenciosos. Por ahora yo soy tu tutor”, sei la preziosa farfalla e il futuro per te sarà di preghiere e sussurri; sono io la tua custode.

Jahza provava frustrazione e rabbia: se sua nonna pensava di rinchiuderla in casa per farla diventare suora, si sbagliava di grosso!

E alla fine era scappata, aveva preso il primo bus per New York e si era ritrovata a girovagare senza meta per la città. Faceva freddo nonostante fosse maggio, Jahza sollevò il cappuccio della felpa e se lo calcò in testa. Fu in quel momento che vide i due che la stavano seguendo. Presa dal panico si infilò in un centro commerciale, ma pur se nascosta tra la folla, sentiva ancora addosso gli sguardi di quei due buitres, “avvoltoi” – così li aveva istintivamente soprannominati.

Calata la sera si ritrovò di nuovo sola in strada, con un crescente senso di inquietudine e quando li rivide venne di nuovo colta dal panico. Fu allora che imboccò rapida un vicolo nascosto, ma poi il buitre muscoloso con la strana cicatrice a aspirale sul collo comparve dal buio e la bloccò strappandole la maglietta proprio sopra la scapola. Il lembo di stoffa lasciò intravedere la pelle olivastra della ragazzina nel punto in cui una piccola macchia della pelle disegnava quasi una farfalla. La mariposa, quel segno che sua nonna si ostinava a richiamare nelle stupide litanie e che la obbligava a coprire risoluta.

I due sgherri si guardarono con una strana luce negli occhi. Quello più esile le rivolse sprezzante la parola “Sei tu, non sbagliavamo. Ora ti facciamo fuori e non se ne parla più”, la minacciò mentre tirava fuori dalla tasca uno strano coltello che emetteva un’oscura luce inquietante.

Non c’è tempo per attivare il portale, loro stanno arrivando” riprese, in risposta allo sguardo indispettito dell’altro, “facciamola fuori qui e poi usiamo il portale per tornare a Ajden” concluse e, infine, sferrò il suo colpo mortale.

Jahza chiuse gli occhi mentre l’aria vibrò ma il fendente mancò il bersaglio poi un lampo di luce squarciò le tenebre e qualcuno, emerso rapido e spietato dall’ombra, tagliò di netto la testa all’uomo forzuto che si accasciò a terra come uno straccio. L’essere – perché ormai Jahza aveva chiaro il fatto che non era affatto umano – emise uno sfrigolio sommesso mentre scompariva rapido tra volute di fumo. Pochi secondi anche l’altro fu eliminato.

Lo spietato killer le si parò davanti e la flebile luce della luna gli illuminò il volto: era una donna! Bellissima con gli occhi di un azzurro così intenso che pareva illuminato da dentro, nella mano destra baluginava una frusta rilucente, l’arma micidiale usata contro i due sgherri. La donna guardò la sua voglia a forma di farfalla. “Allora sei proprio tu” disse,con voce melodiosa.

Tu.. tu chi sei?” riuscì a chiedere Jahza, balbettando per lo stupore e la paura.

Mi manda tua nonna, sono qui per proteggerti… non potevamo certo far ammazzare l’unica Crisalide del nostro secolo, sarebbe stato un grave danno per noi!” le rispose la guerriera. “Sono Sahia” disse, infine, allungandole la mano in segno di saluto.

Jahza strinse la sua mano e riuscì a chiederle “Ma voi chi?”

Possibile che tua nonna non ti abbia ancora spiegato il tuo destino?”, lo stupore di Sahia era evidente ma poi, vedendo l’espressione della giovane, proseguì: “Tu sei colei che è in grado di viaggiare tra la dimensione dei vivi e quella dei morti senza l’uso del portale e, inoltre, sei la custode del portale stesso, sei il mezzo di passaggio tra i due mondi e ne sei la messaggera. Se fino ad oggi ignoravi il tuo destino, è giunto il momento di compierlo: il mondo di qui ha bisogno della tua presenza, ma anche il mondo d’altrove ti chiama con forza. Tua nonna avrebbe dovuto istruirti per tempo perché la precedente Crisalide è morta alcuni mesi fa. Da tempo molti muertes de Ajden, gli sgherri del mondo dei morti, stanno usando impropriamente il portale per passare qui e tutti gli omicidi di questi mesi sono opera loro: catturano l’anima della vittima e la trascinano ad Ajden, dove se ne nutrono…”

Si compia ora il tuo destino” la guerriera, con un gesto veloce della mano la imprigionò con il mantello. La ragazzina si senti mancare, la voce di Sahia le giunse lontana e confusa. Il fiato e i pensieri le si fecero liquidi mentre precipitava in un oblio misterioso. Svenne e pensò di morire, mentre immagini del passato si sovrapposero a visioni del futuro. Nella dimensione fisica ovattata in cui era stata relegata il silenzio era un non-luogo denso fatto di gelatina liquida, invalicabile. Il respiro della giovane era di gesso e ogni espirazione per lei era dolorosa e graffiante, gli arti erano immobili, i battiti del suo cuore si confusero ai mille pensieri…

Quando Jahza finalmente riemerse a fatica da quell’oblio e stracciò l’involucro del mantello che l’aveva tenuta immobile per così tanto tempo, la luce proruppe in modo violento e improvviso. La ragazza si trovò tra le mani i brandelli filamentosi di un bozzolo. Sentì il suo corpo risponderle in modo nuovo, ogni percezione era amplificata in modo straordinario: suoni, colori, emozioni, pensieri, tutto le arrivava in modo netto e immediato.

Trovò Sahia e la nonna al suo fianco; quest’ultima le porse uno specchio e le mormorò piena d’amore “Ahora tu eres verdaderamente especial”.

L’immagine riflessa le mostrava un essere spettacolare dalla pelle lucente, gli occhi violacei allungati e profondi, il viso bellissimo. Dietro le sue spalle notò un leggero movimento, un frullo d’aria inatteso: aveva le ali!

Benvenuta” le disse Sahia porgendole una lucente spada, “Parte ora il tuo addestramento perché il portale deve essere custodito e l’equilibrio dei due mondi va ripristinato. Questo è il tuo compito!”

Fu così che Jahza divenne Itzpapalot, la dea del mondo dei vivi e la custode del mondo dei morti, per tutti fu Crisalide.

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