Self publishing: è una valida alternativa alla pubblicazione tradizionale?

Articolo pubblicato by www_inkbooks_it

L’autopubblicazione in Italia:

cosa ne pensano gli autori self

 

Negli ultimi anni si sente sempre più spesso parlare di libri self publishing, ovvero libri autopubblicati. Ma cosa significa? E perché è un metodo sempre più usato dagli esordienti di tutto il mondo?

L’autopubblicazione consente di pubblicare le proprie opere senza avere una casa editrice che fa da tramite tra l’autore e il lettore.

Niente lettere di presentazione, niente sinossi, niente attese lunghe mesi che poi finiscono, spesso, con un rifiuto o con il silenzio. Inoltre, pone un freno alle case editrici a pagamento che chiedono ingenti somme ad autori smaniosi di vedere il proprio libro stampato senza avere servizi professionali in cambio. Il self publishing consente di creare il proprio libro o e-book e di pubblicarlo nei più grandi stores mondiali. Tutto, ovviamente, attraverso internet e le piattaforme dedicate al self publishing (a meno che non si voglia stampare molte copie del proprio libro e di rivenderle da sé). Questo potrebbe essere anche un modo per farsi conoscere dalle case editrici, se si ha un buon prodotto e tanta, tanta fortuna. Molti autori- nordamericani soprattutto- sono riusciti nell’intento e, secondo alcune stime, negli USA il numero degli autopubblicati è triplo rispetto a quelli pubblicati tradizionalmente.

In Italia sono sempre di più coloro che si affidano solo alle proprie forze e decidono di autopubblicarsi, tuttavia molti lettori rimangono scettici riguardo alla qualità di un prodotto self. Non essendo “partorito” da una casa editrice, può avere molti difetti: refusi, mancanza di un editing adeguato, grafica scarsa e altro.

Infine, un autore self publishing è costretto a farsi conoscere solo grazie alle proprie capacità e al proprio impegno, non avendo case editrici che pubblicizzano l’opera. Nonostante ciò, ci sono diversi autori che hanno avuto un discreto successo. Ecco le testimonianze di alcuni autori italiani autopubblicati.

Loriana Lucciarini, scrittrice e poetessa:“Credo che l’autopubblicazione sia un’ottima finestra di lancio per giovani autori. Moltissimi bravi scrittori, sconosciuti ai più eppure pieni di talento, si vedono ignorati dalle case editrici più importanti e il loro lavoro non viene considerato, perché queste ultime tengono conto più delle proiezioni di mercato che della qualità del libro. Chi ce la fa a farsi pubblicare, quasi sempre ci riesce grazie a una grande dose di fortuna. Ma sono casi rari: per uno che ce la fa, tantissimi altri scrittori talentuosi collezionano rifiuti. Con la nascita dell’editoria digitale, invece, è data a tutti l’opportunità di vedere stampato il proprio libro, a costo praticamente zero. L’autore può seguirne le vendite e può attivamente lavorare affinché il proprio sogno abbia la reale possibilità di realizzarsi. Autopubblicandosi si compie un passo importante, diventando il primo editore di se stessi. Evitando poi – tra l’altro – di finire nelle mani dei “cosiddetti editori a pagamento”, che speculano sulle speranze di tanti aspiranti scrittori, spillando loro soldi per pubblicazioni improbabili.”

Antonio Renna, autore de L’anima tra le acquile: Ho scelto di autopubblicarmi perché è l’unica strada valida se non si ha un buon editore alle spalle. Esclusa la ridicola esperienza dell’editoria a pagamento, mi sembra l’unica via percorribile e posso dire di esserne assolutamente soddisfatto.Credo che l’esito di un libro autopubblicato dipenda, oltre che dalla qualità dello stesso, da quanto tempo e quanti soldi sei disposto a impiegare per pubblicizzarlo. Il fattore denaro è, a mio avviso, più importante.  Io continuerò a impiegare le mie risorse nell’autopubblicazione. Qualcuno, prima o poi, potrebbe notarti.

Monia Iori, autrice de Il Faro: “Il Faro”, il mio secondo romanzo che ho, appunto, autopubblicato, ha vinto nel 2012 un premio nazionale letterario che prevedeva la pubblicazione con una casa editrice, ma le cose purtroppo si sono svolte diversamente perché non è stata fatta una vera e propria edizione del libro, ma soltanto una stampa. In seguito a tale condotta rimarchevole, la mia fiducia negli editori è notevolmente calata e, dal momento che il romanzo non era più inedito ma neanche edito, ho visto nell’autopubblicazione l’unica via sicura per portare realmente alla luce la mia storia.
Sono molto soddisfatta della mia scelta. Ammetto che non è stato facile creare un libro dal punto di vista editoriale, è stato un po’ una sfida con me stessa, spesso stressante, ma anche un modo per vedere la nascita di un romanzo da un altro punto di vista e fare esperienza in questo settore. Il desiderio di vedere la mia opera pubblicata era molto forte e questo mi ha spinto a portare a termine il lavoro nel migliore dei modi. Inizialmente ero molto spaventata e non sapevo se sarei stata in grado di farcela, ma provare è sempre il primo passo per realizzare un sogno. A quasi un anno dalla pubblicazione in cartaceo dell’opera e a pochi mesi da quella in digitale, posso dire di essere entusiasta di questo metodo di pubblicazione, che offre all’autore notevole libertà decisionale. I pro e i contro dell’autopubblicazione sono equamente divisi. Da una parte, essa permette all’autore di personalizzare ogni aspetto dell’opera e questo è sicuramente molto bello; occuparsi della cura di tutti gli aspetti della propria storia permette una totale espressione e il prodotto finale è quanto di più vicino all’idea che lo scrittore aveva in mente, perché ha potuto scegliere cosa fare e come senza limiti imposti dagli editori. Dall’altra, però, ci sono anche molti contro: l’editing, un passaggio importantissimo, è sicuramente la spina nel fianco delle autopubblicazioni; un’opera che non è stata revisionata adeguatamente non può aspirare al plauso dei lettori, anzi va a impoverire la cultura. La mancanza di un editing professionale, quindi, è forse il contro più negativo dell’autopubblicazione. Inoltre, quando si autopubblica un’opera, si deve sapere che, anche se ci sono persone (amici, parenti, ecc.) disposte ad aiutare, è sempre l’autore che deve svolgere la maggior parte del lavoro, come la fase cruciale della promozione. Pubblicare un libro, quindi, significa mettere ogni fibra del proprio essere in quel progetto, senza tralasciare nulla e facendo particolare attenzione ai dettagli e, in particolar modo, all’utilizzo della lingua italiana. Conosco i pro e i contro sia dell’autopubblicazione che della pubblicazione con una casa editrice, in quanto il mio primo e il mio terzo romanzo sono stati pubblicati da un editore, e mi piacciono entrambe le strade. Forse la scelta tra i due metodi di pubblicazione dipenderà anche dal tipo di storia che avrò scritto e dalla collocazione e visibilità che vorrò darle.”

P Marina Pieroni, autrice della saga Le Terre di ArretQuando ho scritto la mia prima storia non era destinata a essere letta da nessuno, ma solo a essere riposta nel cassetto come una sorta di ‘testamento dei miei sogni’, visto che ci fantasticavo da decenni. Quando era alle battute finali, però, ho pensato: ‘Ehi, ma questo è un libro!’ e da quel momento ho iniziato a guardarmi intorno e a studiare il mondo dell’editoria.
Ho capito fin da subito che esistono diversi settori: i grandi editori, i piccoli editori, le ‘case editrici’ a pagamento e l’autopubblicazione. Studiando i vari aspetti di ognuno (tralasciando i grandi editori che non potevo sperare di raggiungere) ho scelto l’autopubblicazione, per due motivi principali: il costo zero e, soprattutto, la possibilità di gestirsi in totale, con tutti i pro e i contro.” “Sì è la risposta che mi viene spontanea
alla domanda ‘Sei soddisfatta della tua scelta?’.In realtà, però, questo sì va argomentato. Sicuramente la soddisfazione di una scelta deriva dalle aspettative. Io avevo aspettative quasi nulle, mi sono lanciata nell’avventura sperando di raggiungere qualche lettore che potesse darmi il suo parere sulla mia storia, che condividesse con me le mie emozioni, che potesse a sua volta trasmettermi le sue leggendo qualcosa di mio. Tengo a precisare che questo non poteva avvenire da qualche amico o conoscente, dove le relazioni personali avrebbero deviato troppo la realtà, anche non volendo. Partendo da questo e visti i risultati raggiunti, soprattutto in termini di contatti umani, direi proprio di sì.
La scelta è stata più che soddisfacente.” Tuttavia, uno degli svantaggi maggiori del self publishing è che bisogna sobbarcarsi da soli tutto quello che ruota intorno a un libro: editing, impaginazione, copertina, creazione ebook etc. e, non per ultimo, il marketing. Il difficile non è pubblicarsi ma farsi conoscere, riuscire a farsi notare nel mare di proposte. Tutto questo comporta una grande quantità di tempo da impiegare e una notevole capacità di inventarsi sempre qualcosa per raggiungere i lettori, con la giusta cortesia, senza essere invadenti. Tra i vantaggi c’è sicuramente la possibilità di gestire in toto la propria creatura, ogni più piccola soddisfazione, pertanto, sarà totalmente frutto degli sforzi personali. I contatti con i lettori sono diretti e, per questo, molto efficaci. Il costo dell’autopubblicazione è zero (a meno che non si richiedano servizi esterni) e le royalty per ogni singola copia sono maggiori. E poi, parere soggettivo, c’è anche una fonte di divertimento, se alla base c’è passione.
Al momento continuerò con la strada dell’autopubblicazione, visto che si sta rivelando soddisfacente. Certamente non mi rivolgerò a un editore a pagamento – e sconsiglio a tutti di farlo – e, sempre al momento, a nessun piccolo editore poiché, e ribadisco almeno per ora, i vantaggi che potrebbe offrirmi sono inferiori all’autopubblicazione (sempre parere soggettivo).
Il sogno del grande editore c’è sempre, ovviamente, però non sono io a poter dire qualche sarà la mia strada in futuro. A volte si aprono porte inaspettate…”

Il self publishing è sempre più diffuso in Italia e all’estero e chissà, forse in futuro di metterà fine alla “piaga” delle CeaP (case editrici a pagamento).

Ginevra Wilde

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